Oltre il codice Morse: i capodogli usano le vocali per comunicare?

Una nuova ricerca suggerisce che la comunicazione dei capodogli è molto più sofisticata di quanto si pensasse in precedenza. Mentre un tempo gli scienziati consideravano le loro vocalizzazioni come semplici schemi ritmici, molto simili al codice Morse, un recente studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B rivela un complesso sistema di suoni “simili a vocali” che rispecchia la struttura del linguaggio umano.

La scoperta delle “vocali delle balene”

I capodogli producono suoni sbattendo le “labbra foniche” situate nei loro passaggi nasali, creando schemi di clic distinti noti come coda. Storicamente, i ricercatori si concentravano quasi esclusivamente sul ritmo e sui tempi di questi clic. Tuttavia, gli scienziati del Progetto CETI (Cetacean Translation Initiative) hanno identificato un nuovo livello di complessità: la struttura della frequenza dei clic.

Lo studio ha scoperto che questi clic contengono diverse formanti, risonanze di frequenza specifiche che definiscono il suono. Nel linguaggio umano, le formanti sono ciò che ci permette di distinguere una vocale da un’altra (come la differenza tra “ah” ed “ee”).

Come le balene manipolano il suono

Proprio come gli esseri umani cambiano la forma della bocca e della gola per alterare i suoni delle vocali, i capodogli sembrano manipolare una struttura all’interno del loro naso chiamata sacca aerea distale. Modificando questa struttura, possono modificare la risonanza dei loro clic, creando di fatto diversi tipi di “vocali”. I ricercatori hanno etichettato colloquialmente queste variazioni come “a-codas” e “i-codas.”

Modelli e complessità

La scoperta più significativa è che questi suoni non sono distribuiti in modo casuale. Se le variazioni fossero accidentali, avrebbero poco valore comunicativo. Invece, lo studio ha osservato modelli intenzionali e sistematici:

  • Uso strutturato: alcuni schemi ritmici utilizzano una divisione uniforme di entrambi i tipi di vocale, mentre altri si basano quasi esclusivamente su uno.
  • Variazioni di durata: Proprio come alcune lingue umane (come l’arabo), dove la lunghezza di una vocale può cambiare il significato di una parola, i capodogli sembrano variare la lunghezza delle loro “i-codas”.
  • Intenzionalità: La presenza di questi schemi suggerisce che le balene controllano attivamente le loro vocalizzazioni per trasmettere informazioni specifiche.

Perché è importante: una nuova frontiera nella biologia marina

Questa scoperta cambia la nostra comprensione dell’intelligenza dei cetacei. Se i capodogli utilizzano variazioni simili a vocali per espandere il loro “vocabolario”, significa che la loro capacità di trasmettere informazioni complesse è significativamente più elevata di quanto pensassimo una volta.

Sebbene i ricercatori non abbiano ancora decodificato i significati specifici dietro questi suoni, l’esistenza di un sistema di comunicazione strutturato e multidimensionale suggerisce che siamo di fronte a una forma altamente evoluta di “intelligenza oceanica”.

“Questi suoni sono in grado di trasmettere più informazioni di quanto pensassimo in precedenza. E penso che questo, di per sé, sia innegabile.” — Mason Youngblood, Università di Stony Brook


Conclusione
Identificando modelli di frequenza simili a vocali nei clic dei capodogli, gli scienziati si sono avvicinati alla comprensione di un sistema linguistico complesso che rispecchia il linguaggio umano. Anche se il significato esatto di questi suoni rimane un mistero, la scoperta dimostra che la comunicazione delle balene è un linguaggio sofisticato, intenzionale e ricco di sfumature.