L’ultimo successo d’animazione di Disney e Pixar, Hoppers, presenta un mondo in cui il trasferimento di coscienza e la comunicazione animale non sono solo fantasia, ma estensioni plausibili dell’attuale ricerca scientifica. Il film segue Mabel, una diciannovenne che abita nel corpo di un castoro robot per proteggere un habitat naturale dallo sviluppo, scatenando un’improbabile rivolta animale. Sebbene la premessa del film appaia stravagante – con squali sollevati dai gabbiani e dialoghi interspecie basati su emoji – attinge a legittime domande scientifiche sulla coscienza, l’intelligenza animale e il futuro dell’interazione uomo-animale.

Trasferimento di coscienza: più vicino di quanto pensi

L’idea centrale di Hoppers – trasferire la coscienza umana in un altro corpo, anche robotico – non è pura fantascienza. Gli scienziati stanno esplorando attivamente i confini della coscienza, anche se un trasferimento completo rimane ipotetico. La sfida più grande sta nel definire in primo luogo cosa è la coscienza, senza un accordo universale tra i ricercatori.

Tuttavia si stanno facendo progressi. Alysson Muotri della UC San Diego è pioniere nella ricerca sugli organoidi cerebrali, essenzialmente coltivando cervelli umani in miniatura in laboratorio. Il suo lavoro si concentra sul dotare questi organoidi di capacità sensoriali, come la percezione della luce. In teoria, ciò potrebbe portare a replicare esperienze cerebrali complesse e a trasferirle su substrati digitali o biologici.

Dal punto di vista filosofico, la fattibilità dipende dal fatto che la coscienza sia puramente un “modello informativo” capace di essere spostato senza perdere l’identità individuale, un concetto che Eric Schwitzgebel della UC Riverside ritiene “altamente non plausibile ma non inconcepibile”.

Decodificare la comunicazione animale: oltre il “territorio” e il “compagno”

Il film ritrae anche animali che comunicano idee complesse, persino organizzando ribellioni. Anche se questo è esagerato, la scienza della comunicazione animale sta avanzando rapidamente. La maggior parte delle vocalizzazioni degli animali trasmettono principalmente bisogni primari – rivendicazioni territoriali, richiami di accoppiamento, avvisi di predatori – come sottolinea lo zoologo Arik Kershenbaum.

Tuttavia, alcune specie mostrano capacità cognitive più elevate. Pappagalli e bonobo possono imparare il linguaggio umano, anche se resta dibattuto se lo utilizzino in modo indipendente. I ricercatori stanno ora utilizzando l’intelligenza artificiale per decifrare i linguaggi degli animali, come esemplificato dal progetto CETI. Questa iniziativa utilizza l’intelligenza artificiale per decodificare le vocalizzazioni dei capodogli, rivelando che i clic accelerati somigliano alle vocali umane.

Gašper Beguš, responsabile linguistico del CETI, suggerisce che la complessità della comunicazione dei capodogli allude a vite interiori altrettanto intricate. Il progetto mira ad approfondire l’apprezzamento umano per il mondo naturale, rispecchiando il viaggio di Mabel in Hoppers.

Il quadro più ampio: colmare il divario

Hoppers fa leva sulla crescente consapevolezza che il confine tra l’intelligenza umana e quella animale sta diventando sempre più sfumato. Stiamo appena iniziando a comprendere le capacità cognitive di altre specie e le tecnologie emergenti potrebbero presto consentire interazioni più significative. La miscela di fantasia e plausibilità scientifica del film serve a ricordare che il futuro della coscienza e della comunicazione potrebbe essere molto più strano – e più interconnesso – di quanto attualmente immaginiamo.